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Il Futuro dell'Automotive - L'effetto Thanos

Il Futuro dell'Automotive - L'effetto Thanos

Nicola Giunchi

CEO di Cambiomarcia.com
Sarebbe bello avere i poteri del Dr.Strange per prevedere le molteplici combinazioni di futuro che si potrebbero avverare, ma, visto che in questo momento viviamo in una sorta di bolla spazio-temporale, arroghiamoci per un attimo questa facoltà.

-87% immatricolazioni auto nuove a marzo! 

Mi stupisco di chi si stupisce, direbbe qualche luminare della lingua italiana, d’altro canto cosa potevamo aspettarci con il lockdown del 9 marzo?

Quando arriveranno i dati di aprile per favore, non urliamo allo scandalo nel vedere il numero essere prossimo a -100%, perché sarà un risultato ovvio tanto quanto è ovvia la circolarità terrestre con buona pace dei terrapiattisti.

Come faranno le case costruttrici a mantenere gli stessi livelli di produzione di prima?

Come faranno i concessionari a smaltire tutto il mare di autovetture che da 2 mesi prendono il sole, si fa per dire, nei piazzali? 

Quante auto acquisteranno le persone se questa crisi sarà peggiore, dicono, di quella della Grande Depressione del ’29?

In questi ultimi 60 giorni si sono sentite illazioni e supposizioni di ogni tipo, ci sono persino persone che hanno già iniziato ad offrire il 50% in meno del prezzo di un’auto vista online motivando l’offerta, al malcapitato concessionario, con un garbato: “Tanto le auto, con sta crisi, a chi pensi di venderle?!?! Dimmi pure grazie che ti faccio un’offerta decente”.

Proviamo a mettere insieme gli elementi che abbiamo oggi per analizzare i protagonisti dell’automotive nel domani.

Il Covid-19 porterà ad una fulminea recessione economica. 

Una recessione pesante, catastrofica, devastante ma, presumo, altrettanto subitanea nel rimbalzo. 

Perché penso questo? 

Perché stiamo giocando ad essere veggenti ovviamente, ma ci sono anche alcuni indizi che aleggiano nell’aria utili alla costruzione del mio premonitore pensiero, vediamoli:

  1. La risposta unanime di ogni Stato / Unione di Stati nello stampare moneta immettendo infinita liquidità nel sistema economico mondiale andando quindi a posticipare a data da destinarsi i problemi dei debiti non ripagabili;
  2. L’impossibilità per l’umanità intera di poter sopportare il collasso simmetrico di tutti i sistemi economici mondiali che ci proietterebbero in scenari talmente distruttivi da non poter essere neanche considerabili (altro che le 2 guerre mondiali…);
  3. Le elezioni negli Stati Uniti a novembre con Trump a caccia della riconferma (scontata oserei dire) che quindi adotterà qualsiasi misura pur di risollevare le sorti dell’economia americana entro novembre, qual miglior occasione per passare come il salvatore della patria? Quale miglior occasione per ridare occupazione ai 30 Milioni di americani che, entro fine Aprile, avranno richiesto i sussidi di disoccupazione? ;
  4. La forza del dollaro, moneta che ancora oggi primeggia tra le valute mondiali e che mantiene in equilibrio ogni principio di domanda-offerta, che sta accrescendo, anche in questa fase, il proprio potere di valuta-rifugio a ruota della commodity-rifugio per eccellenza, l’oro. Se non salta l’economia americana non salta il dollaro e viceversa, quindi mercati mondiali potete stare tranquilli, tutto tornerà sotto l’egida a stelle e strice;
  5. L’impossibilità, per l’umanità intera, di poter switchare in soli 2 mesi da un’economia basata su componenti fossili (vedi petrolio) ad una eco-sostenibile, ergo il petrolio non potrà stare a lungo sotto i 20 dollari al barile. E’ come se la Terra ci avesse dato un forte segnale nel dirci “ehi ragazzi, primo avvertimento, datevi una mossa, è ora di cambiare, ascoltate Greta 🙂 !”;
  6. Questa crisi non è dipesa da fattori economici, politici o dal calpestamento eclatante e trasversale di diritti sociali e umanitari ma bensì da uno tsunami sanitario, quindi il sistema di prima non ha motivo di essere considerato “sbagliato”, questo è solo un piccolo incidente di percorso.

Ecco, immaginiamoci di essere in una delle torri gemelle di Mirabilandia, piano piano siamo arrivati in cima senza neanche accorgercene strafogandoci di aperitivi, selfando qualsiasi pietanza ed imponendo il nostro ego nel condividere chi ce l’ha avuta più bella (la vacanza) e poi d’un tratto, senza neanche sentire pronunciare il countdown, precipitiamo a terra come una vacca grassa lanciata dall’iperspazio, ma siamo fortunati perché siamo talmente tanto grassi, che quando arriviamo a terra ci facciamo un po’ male, è vero, ma poi rimbalziamo con altrettanta vigoria e slancio.

Mi aspetto questo dalla crisi economica, la più acuta mai vissuta ma anche la più fulminea. 

Quanto fulminea? Al massimo 12-18 mesi secondo le mie previsioni da Dr.Strange.

Crisi economica vuol dire meno lavoro, meno soldi, più disoccupazione, meno spostamenti, meno spese, più debiti, meno crediti. 

Lo abbiamo già vissuto con la crisi iniziata nel 2008, perciò più o meno sappiamo come proseguirà il racconto, basta ripercorrere gli ultimi 10 anni e condensarli in 2.

Questa situazione cambierà profondamente la nostra mentalità e le nostre abitudini.

L’attenzione alla sicurezza personale, l’isolamento, il riappropriarsi del tempo, delle cose essenziali, della famiglia, lo smart working, gli acquisti online anche di generi di prima necessità, la scoperta della comodità di internet da parte del 99% della popolazione, la salute, la paura del prossimo e della vicinanza, l’ansia degli spazi chiusi con tante persone, le videochiamate, la noia, l’eccitazione per una camminata, l’importanza della natura, della cura del nostro stato fisico e mentale, la totale inutilità del 99% dei beni materiali e immateriali pre-Covid, un ero e proprio tsunami nella nostra scala dei valori.

Impareremo, ci adatteremo alla convivenza con situazioni di straordinaria criticità sanitaria e vivremo con restrizioni più o meno stringenti per i prossimi 9-12 mesi, vedendo invece condizionate le nostre abitudini per addirittura 4-5 anni perchè, anche sulla psiche, esiste l’effetto leva temporale.

Vedo nel prossimo futuro una corsa forsennata al lavoro per recuperare il tempo ed i soldi persi, diventando una scusa per giustificare qualsiasi orario produttivo, qualsiasi richiesta da parte del titolare d’impresa e consolidare una nuova abitudine, lavorare di più con il rischio che chi non si adeguerà ai nuovi ritmi potrà essere messo naturalmente al bando dalla società produttiva che premierà gli stacanovisti.

Tanto quanto l’isolamento da Covid-19 ci ha insegnato che possiamo stare bene con poco, che prima sprecavamo tempo, energie e denaro in puttanate inutili facendoci comprendere, come mai prima d’ora, che il Tempo è l’unica moneta dal valore inestimabile, con la stessa veemenza noi reagiremo al contrario, da veri geni incontrastati, lavorando il doppio e spaccandoci la schiena più di prima buttando nel cesso questo insegnamento “divino” che ci è capitato in modo così casuale ed inaspettato.

Ma veniamo ai protagonisti di questa storia:

LE CASE COSTRUTTRICI

Dovranno fare i conti con una domanda pressoché dimezzata di prodotto da un lato e con i concessionari dall’altro, loro secolari adepti ovini dai quali hanno munto senza freno fino ad ora, in profonda crisi bisognosi d’aiuto. 

Credo sia ovvio pensare che non esista momento migliore di questo per le case costruttrici e sono convinto ne usciranno vittoriose, vi spiego perché.

Taglieranno il personale, taglieranno i costi, taglieranno le produzioni e le inefficienze, automatizzeranno di più, avranno più tempo per convertire gli stabilimenti e le produzioni nell’ondata elettrica (specialmente se Trump viene rieletto) perché potranno elemosinare dai governi di tutto il mondo più flessibilità nei parametri di emissioni, con la scusa di una crisi mondiale che metterà a rischio milioni di posti lavoro che loro di certo non vorranno tagliare, giammai.

Oltre all’ottimizzazione del rapporto costi/ricavi gli è capitata dal cielo la più grande opportunità del secolo recente nel tagliare fuori dalla vendita delle auto i propri figliocci, i concessionari.

Quale migliore occasione di questa, con tutte le premesse elencate prima riguardanti la digitalizzazione e l’acquisto di beni online, per “aiutare” i concessionari a smaltire i propri stock milionari di inutili pezzi di ferro, alleggerendo loro la pressione finanziaria soffocante, tramite un semplice sistema digitale di vendita diretta rivolto al consumatore finale volgarmente chiamato e-commerce?

Mi immagino già il viso, il tono e la gestualità caritatevole dello zone manager di turno che pronuncerà grossomodo queste parole: “Caro mio Partner, eh sì con la P maiuscola, non devi preoccuparti perché noi siamo al tuo fianco, ti salviamo noi togliendoti il problema dello stock (che noi stessi ti abbiamo creato, questo lo pensa), del debito contingente e della mancanza di liquidità (causata dalle dinamiche di soffocanti che noi stessi abbiamo creato, anche questo lo pensa) vendendo noi, per tuo conto, le auto online ai consumatori.”

“Ma scusa, ma poi che faccio se anche quel margine te lo prendi tu?” Potrebbe chiedere qualche lungimirante concessionario. 

Ed eccoci alla schiacciata degna della finale olimpica di Mila&Shiro: 

“Ma dai non ti preoccupare che una soluzione la troviamo, intanto ti aiuto a toglierti dallo sterco poi ci pensiamo.”

E con il “poi ci pensiamo” la partita finisce, scacco matto, GG in gerco gamer.

Le case costruttrici apriranno un canale diretto con il consumatore e non lo chiuderanno mai più. Sarebbe stato comunque inevitabile nel tempo, verissimo, ma poteva essere molto più morbida e lunga la curva di apprendimento e le condizionalità di questa nuova abitudine imposta.

Voto prospettico sulle possibilità di business post-crisi: 9

I CONCESSIONARI

In questa categoria inserisco solamente quelli a marchio ufficiale. 

Purtroppo, a mio modo di vedere, saranno quelli che ne usciranno peggio, o meglio si polarizzeranno in maniera estremamente evidente i concessionari del nuovo millennio contro quelli del vecchio millennio, in una partita che non vivrà alcuna suspense nel risultato finale. 

I dealer, nel pensare al post-Covid, dovranno già mettere in conto, nel loro piano economico di sostenibilità annuale, di tralasciare la voce: Vendita di auto nuove.

Potrebbe essere il colpo del ko, in realtà sarà l’occasione per strutturarsi e ripensare alle efficienze aziendali cominciando da quelle di vendita. 

Basta con il solito venditore che attende il consumatore che entra in salone, attacca il disco-vendita e prova ad attaccargli un pezzo di ferro per fare l’obiettivo di fine mese. 

Basta con questa dinamica anni ’90 e basta con i famosi porte aperte inutili, basta con gli orari di apertura h24 senza uno scopo attendendo quelle folate di turisti, volutamente chiamati tali perché non si tratta di consumatori con uno scopo preciso, che varcano le porte d’ingresso completamente random, basta basta basta.

Quindi se le vendite le faranno le case madri, cosa succederà? 

La conseguenza sarà che i concessionari verranno pagati (poco) solo per la consulenza alla vendita e per la consegna delle vetture, non per il pezzo di ferro venduto. 

Finalmente si potranno vedere saloni aperti solo su APPUNTAMENTO, in cui il venditore dedica 1 ora alla persona interessata, senza più la fretta e l’assillo del commesso da banco al mercato. 

Una concentrazione migliore, la possibilità di trasmettere la passione per il prodotto che si sta proponendo, una preparazione dei venditori superiore, un’elevazione della professionalità non solo sul prodotto ma anche sul tema finanziario, assicurativo, economico.

Appuntamenti fisici ma anche digitali perché parliamoci chiaramente, l’autovettura non è più un bene di primaria importanza, ormai il feeling la passione, l’amore per l’auto ce l’ha il 5% della popolazione, per il restante 95% la vettura, soprattutto post-Covid, sarà solamente uno dei tanti oggetti utili ad uno scopo.

Lo ripeto, un oggetto utile ad uno scopo.

Esattamente come la macchina del caffè è utile a fare il caffè, appunto, l’automobile sarà utile per uno spostamento con l’aggravante che, ci stiamo rendendo conto, il movimento dell’essere umano non è più così tanto necessario, non come prima.

Quale puo’ essere quindi la soluzione per il concessionario? Diversificare.

Officina, magazzino, noleggio breve, noleggio lungo, lavaggio, usato, gommista, carrozzeria sono solo alcuni degli esempi ovvi ma se vogliamo osare un pelo di più perché non assicurazioni, agenzie finanziarie, agenzie pratiche auto e perché no banche, magari fungendo da hub tra il consumatore e le banche digitali / fintech?

Ma il vero salto di qualità credo lo faranno i concessionari capaci di osare, di andare in all-in e diventare anche degli Intrattenitori. 

Coloro che sapranno coinvolgere il proprio pubblico con contenuti digitali ed esperienze dal vivo lasciando un segno emozionale all’utente finale scaveranno un solco rispetto alla concorrenza. 

Non più inutili week-end di porte aperte per presentare un modello, ma settimane intere di presentazioni di nuovi modelli, visibili solo su appuntamento, anche in piccoli gruppi, facendo però vivere un’esperienza personalizzata ad ogni consumatore, al pari dell’emozione che suscita uno spettacolo teatrale, un film al cinema, un concerto. 

Credo, con giudizio, che molte persone sarebbero anche disposte a pagare per un livello di intrattenimento addirittura Premium nel settore Automotive, da vivere in concessionaria.

Spazio quindi alle menti giovani nei concessionari, ai ragazzi digitalmente evoluti, agli intrepidi, a chiunque abbia voglia di osare e metterci la faccia.

Tanti concessionari chiuderanno? Possibile, se non subito nel giro di 2-3 anni, ma ci saranno alcune stelle polari che nasceranno ed offuscheranno l’uniformità della nebbia circostante.

Voto prospettico sulle possibilità di business post-crisi: 5 (media tra il 9 delle stelle polari e l’1 di tutti gli altri)

L’AUTO

Eccolo l’oggetto del contendere, quei pezzi di ferro dei quali ci siamo innamorati. 

Nati per colmare distanze, evoluti in status symbol per i quali abbiamo ardentemente desiderato una vera e propria anima, venerati quasi oltre il livello umano, per poi, oggi, tornare di schianto al giorno zero, rendendoci conto che sono solo pezzi di ferro nati unicamente per colmare distanze.

L’appeal della vettura era già in declino si intende, il fulcro centrale delle new technology era già orientato sulla soluzione del problema degli spostamenti piuttosto che sull’oggetto, vedi car-sharing, bike-sharing, travel-sharing, monopattino-sharing e via discorrendo. 

Il focus è passato dall’oggetto alla risoluzione del problema: la distanza. 

Distanza che abbiamo capito in un attimo essere superflua, ci siamo accorti che il 90% degli spostamenti sono inutili perché le riunioni possiamo farle in collegamento da casa, le vendite possiamo farle online con i video, le presentazioni idem, l’istruzione pure, e via discorrendo.

E’ come se avessimo capito d’un tratto che tutta questa tecnologia che abbiamo a disposizione da ANNI, non serve unicamente a scrivere puttanate su facebook, a mettere 4 foto inutili su Instagram, a guardare YouPorn e a vomitare qualsiasi forma di pensiero non filtrato sul web, serve anche per qualcosa di utile, adesso sì che possiamo gridare al miracolo!

Al netto dell’incalcolabile risparmio aziendale nei rimborsi spese di trasporti e trasferte, il vero vantaggio sarà l’utilizzo dei veicoli solo per spostamenti necessari.

Vuol dire meno acquisti di auto nuove, vuol dire ancor più condivisione perché non credo affatto che, passati i primi mesi di delirante paura del contagio in cui si preferirà girare con la propria auto rigorosamente da soli, tutti i servizi di sharing falliranno domani mattina. 

Credo, invece, che miglioreranno esponenzialmente adottando standard di sicurezza ed igiene ancora più elevati e daranno la spallata definitiva al concetto di Possesso dell’auto.

Vedo un mercato prospero per i produttori di adattamenti di distanziamento personale all’interno dei veicoli, vedo ripensamento degli spazi interni delle autovetture per poter adattarsi alla volontà di smart-working anche all’interno di un veicolo guidato da un altro, vedo un cambio di dimensioni dei veicoli volti proprio a premiare le esigenze di multifunzionalità delle auto (il suv fa figo ok, ma nelal pratica a che cavolo mi serve adesso?!?!) ed anche, ovviamente, delle motorizzazioni e dei consumi.

La scelta che farà l’utente sarà: Devo andare dal punto A al punto B, OGGI cosa scelgo di utilizzare? Posso farlo da casa o dall’ufficio in smart-working? Uso il monopattino condiviso, Uber, un Taxi, il treno, la metro, l’auto del vicino in affitto, Joy, Blablacar, noleggio breve o la mia macchina?

Le scelte si baseranno sempre più sul fattore risparmio sia in termini di tempo che in termini economici e sparirà completamente il fattore Status Symbol, che era quello che ci faceva spendere soldi extra, totalmente a caso, per soddisfare il nostro ego.

Voto prospettico sulle possibilità di business post-crisi: 2

IL MERCATO

Qui vinciamo facile nelle previsioni, “Mike passiamo alla prossima domanda! 🙂 ”. 

Un crollo delle vendite di auto nuove, un aumento considerevole delle vendite di usato, specialmente quelle tra privati di valore contenuto, una svalutazione delle autovetture sopra i 15.000€ del 15-20%, una sostanziale tenuta del prezzo di quelle sotto i 10.000€, una momentanea contrazione della domanda per le auto di lusso a cui seguirà invece un periodo molto florido perché sappiamo bene che nei periodi di crisi i ricchi diventano ancora più ricchi ed i poveri….

Salvo rigonfiamenti indebiti con fake km0/fake-noleggi il mercato auto nuove anno 2020 non andrà oltre 1.3 MLN di autovetture.

Le Captive si inventeranno nuovi inverosimili finanziamenti volti a confondere il consumatore per strappargli quella maledetta firma per l’acquisto di un’auto nuova, con 4.000 vincoli posticipati che condurranno l’ignaro consumatore in un labirinto finanziario senza via d’uscita.

Le Campagne sul nuovo arriveranno a pubblicizzare anche il 50% di sconto con buona pace delle pesanti svalutazioni che colpiranno il mercato delle vetture da 12 a 36 mesi.

Il mercato in sostanza ripercorrerà le tappe del dopo 2008 ma in modo ancor più polarizzato per poi rendersi conto che i privati, fra qualche tempo, avranno spostato l’attenzione dal Possesso all’ Utilizzo.

Ma attenzione, questo non vuol dire che il mercato subirà una contrazione, semplicemente capirà che il target è cambiato e che la grossa vacca da mungere non sarà più solo il consumatore finale.

Voto prospettico sulle possibilità di business post-crisi: 7

I VERI VINCITORI

Vinceranno tutti coloro, realtà digitali online e società off-line, che sapranno offrire in un unico singolo contesto la totalità della risposta al problema: 

Se sono obbligato ad andare da A a B, cosa mi conviene utilizzare OGGI?

Gli ultimi 20 anni ci hanno sempre insegnato ad orientare il business verso una verticalità di specializzazione, tale verticalità ci ha permesso di distinguerci dalla massa dell’offerta, di specializzarci, di renderci unici. 

Da adesso in avanti il mercato del business, non solo l’automotive, non ci chiederà di tornare all’orizzontalità delle professioni, in cui tutti sanno fare un po’ di tutto, ma al contrario, ci chiederà di aggiungere verticalità a quelle già acquisite, diventando delle “verticalità in asse orizzontale” o se preferite delle “orizzontalità verticali”.

Voto prospettico sul futuro del business post-crisi: 10 e lode


Al termine di questa lunga disquisizione sul futuro dell’automotive vedo svanire in me i poteri del Dr. Strange, che ringrazio sinceramente per averci evitato l’effetto Thanos sulla popolazione mondiale, e mi accingo trepidante a cavalcare il domani per capire se saremo riusciti, rigorosamente insieme ma a distanza di sicurezza, a scongiurare l’effetto Thanos anche sull’economia…e tu, cosa farai?

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